mercoledì 14 agosto 2013

TASH RABAT

Che giornata FANTASTICA.
E il bello è che la moto non c'entra praticamente nulla. C'entrano le persone, c'entra la magia dei luoghi che abbiamo visto.
Inizia tutto direttore della piccola banca di Naryn dove siamo andati a cambiare i dollari in moneta locale. Come sempre appena spegniamo le moto veniamo circondati da curiosi che guardano o fanno domande. Questo elegante signore se ne sta fuori dalla banca a fumare una sigaretta, e parlando un discreto inglese mi ha invitato allo sportello per scambiare.
Quando anche Andrea e Giacomo hanno fatto, il signore insiste per offrirci un caffè e ci conduce nel suo piccolo ufficio. Da un armadietto tira fuori tazze, bicchieri, biscottini, zollette di zucchero e apparecchia il tavolo con grande gentilezza. Ha una gran voglia di chiacchierare, si rivolge sempre a noi chiamandoci per nome, quando il suo inglese si inceppa corre alla sua poltrona e si aiuta con il traduttore di google :-)
E' simpatico e ha una risata contagiosa e sincera. Ci regala una bottiglia di cognac kirgizo che vorrebbe che aprissimo subito, ma ad ampi gesti gli facciamo capire che 2 tazze di caffè ok (è tradizione locale!) ma il cognac alle 10 di mattina no! Mi siedo alla sua scrivania (vestito in tuta e stivali quindi sporco da morire!) e gli mostro il blog e le foto dei giorni scorsi.
Sempre aiutandosi con google ci dice che la sua ospitalità è quella di tutto il popolo del Kirghizstan, che lo fa con il cuore e la più sincera amicizia.
Siamo stupiti, contenti, divertiti e sinceramente toccati da tanta cordialità. Decisamente "la nostra banca è differente!".
Accendiamo le moto e puntiamo il muso verso la strada che conduce al passo Torugart e di qui a Kashgar in Cina. La seguiremo per un centinaio di chilometri, per poi prendere una breve deviazione lungo la valle che custodisce l'antica fortezza di Tash Rabat.
Naturalmente grazie  al gufo imperiale Giacomo Radini Tedeschi che garantisce sole  per tutto il giorno riusciamo a prendere qualche minuto di pioggia battente....
Quando ormai eravamo convinti di non trovare la deviazione giusta (e dopo aver vagato a caso per il paese di At Bashi chiedendo indicazioni a destra e manca) ecco comparire uno sbiadito cartello che recita TASH RABAT.
Raggiungere la fortificazione richiede pochi minuti su una facilissima strada sterrata lungo una valle incantevole: erba verdissima, pareti di roccia, un torrentello, piccoli campi di yurte.
Tash Rabat è un caravanserraglio vecchio di secoli, un ristoro per le carovane che percorrevano la via della seta dirette o provenienti in Cina. Di per sè non lascia certo senza fiato perchè non ha dimensioni imponenti, ma è in una posizione spettacolare e basta un minimo sforzo di immaginazione per vedere lunghe carovane risalire dal fondo della valle cariche di merci, di cavalli, cammelli, schiavi e ogni genere di tesoro ed accamparsi nella grande spianata erbosa ai piedi delle mura di pietra.
Restiamo un paio d'ore a gironzolare, fare foto, dormicchiare al sole. E incontriamo gente simpatica e cordiale: un signore indiano in jeep con moglie e figlia che è partito dalla Scozia e sta tornando in India via terra (!!), una signora israeliana in viaggio con una numerosissima famiglia con la quale stiamo mezz'ora a parlare dell'Italia e di Israele, un italiano di Lucca motociclista pure lui (ma qui a piedi) che brucia di invidia nel vederci accanto alle moto. Quando ripartiamo lo vedo con la coda dell'occhio scattarci foto...e immagino il suo stato d'animo.
Ci rifermiamo dopo pochi istanti in prossimità della sbarra presso la quale si pagano i 2$ di biglietto perchè Andrea si è innamorato di una bimbetta che avrà si e no 2 anni vista mentre salivamo: da una tasca dello zaino estrae una scatola di pastelli e un paio di block notes che ci siamo portati dall'Italia per occasioni come questa, e li regala alla bimba e al fratellino. I loro visini composti sono traditi dalla felicità degli occhi, e dalla eccitazione con la quale scarabocchiano sui fogli.
Ovviamente appena giriamo le spalle per andarcene cominciano a sentirsi i loro litigi per la spartizione dei regali :-)
Seconda sosta in 2 chilometri al campo di yurte più in basso...abbiamo fame, sono le 16 e cerchiamo un pezzo di pane e magari una caciottina...una formaggetta....
Non li troviamo, ma ripieghiamo con una zuppa buonissima, un pò di carne e patate, verdura e tè. Interrompe il pasto una deliziosa ragazza iraniana che sta guidando un gruppo di turisti alla fortezza...è motociclista anche lei, e avendo visto le nostre fuori è venuta a curiosare e a fare 2 chiacchiere.
Insieme al pranzo troviamo anche un russo matto come un cavallo, un personaggio splendido che ci intratterrà per più di un'ora. Yuri (cosi si chiama) gestisce insieme a sua moglie questo campo tendato per turisti, parla a raffica, salta di qua e di là per mostrarci la sauna improvvisata, la diga nel torrente nella quale buttarsi dopo la sauna, i cuccioli neonati del loro cane, la yurta bar/ristorante, la yurta kirgisa e quella kazaka, le penne di avvoltoio, le stelle alpine, il tumulo di pietre sacro che se lo scoperchi attiri la magia nera degli antichi del tempo di Tamerlano, il libro donatogli dai cechi suoi ospiti 2 anni fa. E ci racconta dei suoi ospiti, degli altri campi tendati, del perchè le sue tende sono più calde di quelle degli altri (hanno la doppia porta!), del calore delle coperte tradizionali kirgise.
E' un fiume in piena, gesticola ride parla ad alta voce, si inventa parole misto russe ed inglese, inizia frasi in una lingua e le finisce in un'altra. Ci invita a dormire mezz'ora in una delle yurte. Rifiutiamo. Rilancia con 10 minuti. Rifiutiamo. Rilancia con 5, e dobbiamo accettare.
Sdraiati ognuno su un letto con lui continuiamo a parlare e a ridere.
Potrei stare li una settimana e non stancarmi di questo splendido matto! Ma è tardi, quasi le 18 e abbiamo 100km da fare per tornare a Naryn.
Peccato per Yuri, sarebbe stato bello dormire qui, e peccato per la stupenda strada che sia lui che la coppia polacca (Marta e Bartek) incontrata questa mattina in hotel ci hanno consigliato di fare. E' qui vicino, ma è davvero troppo tardi.
Sulla dritta e asfaltatissima strada del ritorno ho il tempo di godermi e metabolizzare le esperienze di oggi, e di sentire lo spirito leggero e frizzante.
Niente è appagante come viaggiare. 

4 commenti:

  1. Viaggia anche per me simo . Baci bettz

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  2. una mamma, un'amica15 agosto 2013 17:12

    bravissimo....sei riuscito a trasformare questo mio "anonimo giorno di ferragosto" in un giorno speciale!!Le emozioni che provi sono anche le mie emozioni. Non oso immaginare quale altra persona sarai al tuo ritorno.....

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  3. Potrei trasferire Paolo in quella zona a lavorare in banca, come intrattenitore clienti... a lui le cibarie non mancano!! L'unico neo.... non sa parlare tanto l'inglese... ma conoscendolo penso che riuscirebbe a farsi capire ugualmente.
    Comunque tornando a te, con i tuoi racconti riesci sempre a farci condividere le tue emozioni! Alla prossima... Laura, Paolo e Aly

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  4. anche io non oso immaginare quale altra persona sarai al tuo ritorno.... ti riconoscerò??????

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