mercoledì 21 agosto 2013

SABBIE MOBILI AD ARALSK

Tanto, tantissimo da raccontare di questa giornata che ricorderemo (ahimè) per tanto tempo.
Si comincia in un clima da tregenda...Aralsk stamattina è spazzata da un vento teso e incessante che dà vita ad una tempesta di  sabbia. Lo scenario è surreale ed estremamente cinematografico...un mix  di Mad Max e Ken Shiro.
Per capire come una città florida e dedita alla pesca possa ridursi cosi vi consiglio di leggere la pagina di Wikipedia....è estremamente interessante (e raggelante) capire cosa ha fatto l'uomo nella sua follia http://it.wikipedia.org/wiki/Lago_d'Aral
Anche oggi, sempre complice l'assenza di colazione, riusciamo a partire alle 8. Giornata semplice (seeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee...infatti...), 600km di ottimo asfalto fino ad Aktobe senza nessuna difficoltà.
Se  non che mentre io mi rimetto il casco dopo aver fatto benzina, mentre Andrea rifornisce e Giacomo aspetta il suo turno, un paio di camionisti che stanno curiosando intorno alla sua moto gli fanno segno che c'è qualcosa che non va.
E' la vite che regge inferiormente l'ammortizzatore, che effettivamente è quasi del tutto sfilata. Poco male dai, super culo che questi camionisti se ne sono accorti prima che si spezzasse o uscisse dalla propria sede. In quattro e quattr'otto smontiamo la marmitta e sistemiamo la vite, mentre fatichiamo un pò a rimontare il tutto. Ma ce la facciamo brillantemente.
Solo che adesso che ci facciamo caso il livello dell'olio motore di Giacomo è piuttosto basso. Ok, di nuovo no problem...abbiamo chili di attrezzi e ricambi tra cui un paio di litri di olio. Rabbocchino e appuntamento tra 20km per controllare di nuovo a motore ben caldo.
Allegri e baldanzosi ci ributtiamo sulla M32 e come promesso ci fermiamo in un'altra area di sosta (questa in disuso). Mentre aspettiamo che l'olio scenda nella parte inferiore per controllarne il livello butto l'occhio sulla ruota posteriore (sempre della moto di Giacomo ovviamente) e mi accorgo di una grossa chiazza di unto sul cerchio e sul lato dello pneumatico....CAZZO!!
Ci rendiamo conto immediatamente che la perdita proviene dal cardano, la trasmissione finale della moto, un punto delicatissimo. Decidiamo di tornare in città per cercare un meccanico, questo è un problema che va risolto subito...se esce olio da li c'è il rischio di tritare tutti gli ingranaggi attaccati alla ruota, e di bloccarne il rotolamento con conseguente certezza di caduta. Da evitare.
Procedendo molto lentamente gironzoliamo per Aralsk tallonando una macchina di poliziotti che ci vuole aiutare, ma il meccanico non si trova! Bussano a qualche porta, fanno qualche telefonata ma niente...
Nel frattempo la discussione tra di noi su cosa fare va avanti, e arriviamo alla conclusione che non si può rischiare di farla marciare cosi. Dobbiamo trovare un camion che va ad Aktobe e che la carichi.
Chiediamo un pò in giro e dei local ci consigliano di recarci al caffè appena fuori città lungo la M32 dove passano i camion. Cosi facciamo ma senza fortuna...in mezz'ora in questo piazzale sferzato da un vento fortissimo che solleva nubi di sabbia riusciamo solo a capire che in direzione Aktobe vanno camion russi pieni di merci (e quindi inutili per noi), mentre quelli vuoti vanno nella direzione opposta.
Nuova strategia dunque...io e Andrea in giro per Aralsk a cercare un furgone di local che in cambio di denaro ci aiuti, e Giacomo alla prima area di servizio (quella dove i camionisti gli hanno fatto notare la vite sfilata) sperando di acchiappare qualche mezzo tra quelli che fanno su e giù per la strada in costruzione.
(Piccola nota a margine: l'appalto per la realizzare di questa infinita strada è tutto a favore di aziende italiane..cosa che tra qualche riga vi rivelerò perchè sarà una delle nostre fortune)
Davanti ad un market becco 4 tizi ai quali cerco di spiegare cosa ci serve. Uno di questi, più sveglio di altri salta sulla mia moto e mi fa segno di andare al caffè fuori città...provo a spiegargli che ci siamo già stati, che niente da fare...ma tanto qui nessuno capisce un cazzo per cui per la fatica di insistere ancora lo porto là...e mentre sto per svoltare nel piazzale una bisarca (quei camion che trasportano macchine) si materializza davanti a noi! Manna dal cielo!!
Con l'intermediazione dell'esagitato local che ho caricato convinciamo il camionista a caricare moto+Giacomo per la conveniente cifra di 100$.
E' fatta dai...troveremo certamente un modo per riparare la moto e ripartire domani.
Io e Andrea torniamo rapidamente al market per rifornirci d'acqua e mangiare uno snack (sono le 12.40, è la nostra colazione/pranzo). All'uscita troviamo il solito assembramento di bambini e adolescenti che ci regalano una piccola bandiera del Kazachstan...che carini!
Mi volto un istante per infilare le cuffie dell'mp3 ed il casco, parte la musica mi volto e vedo Andrea agitarsi ed imprecare trafficando vicino alla manopola del gas. Ma cosa succede??
Mi sfilo tutto e mi dice che ha fatto come al solito premere il pulsante di avviamento ad un ragazzino, e quello che gli ha regalato la bandiera in un eccesso di foga ha ruotato il comando del gas nel senso opposto con forza rompendolo.
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Andrea a giusta ragione impreca e sfoga la sua rabbia, io sono ammutolito.
Abbiamo appena messo Giacomo su un camion che è ripartito, ed ha tutti gli attrezzi con sè. Noi dopo 4 ore di caldo, sabbia e bestemmie per sistemare un problema ci ritroviamo impantanati in questa maledetta cittadina che pare non volerci mollare. Come le sabbie mobili, più ci agitiamo più andiamo a fondo.
MERDA! 
Fortuna vuole che si fermi un ragazzo uzbeko che lavora per una di quelle società italiane: parla un poco di inglese e fa parlare Andrea con un suo collega meccanico italiano. Questo tizio promette di mandarci al più presto un meccanico russo sempre dipendente dell'impresa stradale, ma ci vorrà un'ora. 
Trascorriamo lunghi minuti in silenzio seduti davanti al market. Il sole picchia, il vento soffia sabbia negli occhi..cerchiamo di ritrovare un minimo di calma per gestire la situazione con intelligenza valutando le possibilità. Una è aspettare il meccanico e sperare che possa aiutarci, l'altra è cercare di convincere l'autista del camion di Giacomo che si trova 10 km più avanti fermo a pranzo.
Se decidiamo per il camion abbiamo 2 moto in panne e io sono da solo, se decidiamo di confidare nel meccanico perdiamo il passaggio del camion. Abbiamo il 50% di fare la  scelta giusta...o sbagliata. 
La fiducia ce la dà Luca, che becco al telefono mentre è ancora a Dakar...la sua serenità nella possibilità di sistemare il comando del gas ci convince nell'essere positivi e confidare nel meccanico. 
Che si manifesta effettivamente da li a poco insieme al nostro amico uzbeko "english speaking": il russo pare uscito da un film di Guy Ritchie! E' cazzuto, alto 3 metri, con mani come vanghe e braccia come tronchi, ti dà l'idea che possa sistemare la moto solamente intimorendola :-) 
Ci mettiamo 3 secondi a spiegargli dov'è il problema, e lui in mezz'ora scarsa smonta tutto lo smontabile, anche vitine piccole cosi con quelle mani da orso bruno.
Il problema è nel filo del gas che si è sfilato dalla sua sede, effettivamente una stupidata ora che è tutto aperto e visibile. Ci sono parti in plastica un pò tritate dal movimento innaturale causato dal ragazzino, ma tutto dovrebbe reggere fino al ritorno in Italia (sgrat!).
In cambio del prezioso aiuto il gigante russo e l'amico uzbeko pretendono un paio di foto, niente più. Che dire...ennesima dimostrazione che avere fiducia nel genere umano per ottenere aiuto non sia poi cosi sbagliato.
Alle ore 15 infine io e Andrea siamo pronti per partire in direzione Aktobe....esattamente 7 ore dopo il primo momento in cui eravamo pronti.
Sappiamo che  dovremo tirare per ore e ore di guida ed arrivare probabilmente con il buio, cosa che su queste strade non è proprio il massimo. Ma è da fare, per cui gas.
Ecco...fin qui uno potrebbe dire "per oggi ne avete avute abbastanza". E invece NO.
No perchè se non bastasse il caldo (37°) e i 600km da fare, dobbiamo fare i conti con un forte vento laterale che proviene da est che ci sbattacchia di qua e di là. E che solleva sabbia che ci frusta.
No perchè se non bastasse quanto sopra dopo 120km di strada vediamo la bisarca di Giacomo accostata a bordo strada. Impianto dei freni parzialmente rotto, che ha bloccato e fatto esplodere una ruota. Ci fermiamo per parlare con Giacomo che ormai ha fatto amicizia con il camionista ed il figlio, ed è già in pantaloni corti e ciabatte. Mi dice che alla smodata velocità di crociera di 60kmh e con il problema ai freni quasi sicuramente non arriverà ad Aktobe prima di domani. Purtroppo siamo costretti a lasciarlo al suo cammino, momentaneamente diviso dal nostro, e la cosa ci rende tristi. Cioè lui sta bene, è tranquillo e perfettamente a suo agio in quella situazione (chi meglio di lui tra tutti noi?)...ma non essere tutti e tre insieme crea sempre un pò di ansia e di malinconia. Il nostro Lex Ludro, il nostro Gigante Grissino!
Prima di ri-zompare in sella Andrea mi passa un flaconcino di una roba amara come il veleno che dovrebbe essere uno di quei concentrati energizzanti per sportivi. Lo prendo perchè non ho mangiato quasi nulla e avrò bisogno di carica.
Se ancora non bastasse, dopo la prima sosta benzina cominciamo a costeggiare il fronte di un mega temporale che ci scaglia contro per oltre 120km un fortissimo vento laterale da ovest che ci fa procedere sbandati di diversi gradi. Ci spinge e ci molla di colpo, prova a staccarci i caschi dalla testa e la testa dalle spalle, I muscoli del collo sono contratti al massimo per contrastare la forza del vento, le mani avvinghiate ai manubri. 
Vediamo il nero del cielo venirci incontro, ma noi veleggiamo intorno ai 90/100 kmh costanti nonostante le difficoltà per cercare di rimanere sempre un passo avanti alla tempesta e non venirne colpiti. Ogni tanto qualche svolta ci dà qualche istante di respiro mettendoci il vento alle spalle, ma dura sempre poco perchè per 450 dei 600km andiamo a nord/nord ovest.
Alla nostra destra cielo livido e arcobaleni a spezzarne il grigio acciaio. Alla nostra sinistra sole e cielo sereno, come se niente fosse.
Sfiorati lievemente dalla pioggia, solo alcune gocce, riusciamo a vincere la nostra battaglia e distanziare il temporale...ma non il vento, non completamente.
Mancano 170km ad Aktobe, il sole sta calando e ormai rimangono poche decine di minuti di luce. Alziamo il ritmo, un pò come il cane che fiuta la propria preda e un pò per evitare di guidare troppo con il buio.
Alla seconda sosta benzina mi rendo proprio conto che a causa del vento (alla fine stimiamo circa 400km su 600 fatti lottandoci contro) la mia moto ha consumato una pazzia in più rispetto al normale: poco meno di 50 litri per fare 600km...in condizioni normali ne avrei fatti 1000.
Sulla strada due corsie che precede l'ingresso ad Aktobe prima Andrea evita di finire in mezzo allo spartitraffico non segnalato, poi entrambi evitiamo due camionisti che hanno deciso di fare sosta in carreggiata senza darne particolare evidenza, ed infine assistiamo un pò sbigottiti al luccicare di una pseudo torre Eiffel in centro città ma che si vede da chilometri di distanza.
Aktobe è sberluccicosa, illuminatissima, kitsch, chiassosa e piena di gente. Proprio come Aralsk :-)
Mentre ci dirigiamo all'hotel che abbiamo scelto seguendo il GPS veniamo affiancati da un gruppetto di bikers local in sella ad un guazzabuglio di moto tipo Fast & Furios e con un abbigliamento quantomeno demodèe e mal assortito.
Ma sono simpatici, e in sella ad una moto si parla la stessa lingua. Per questo chiediamo immediatamente aiuto per trovare un meccanico che sistemi la moto di Giacomo domani ed otteniamo il numero della sorella di uno di loro che parla un buon inglese e farà in modo di indirizzarci.
All'hotel "Aktobe" di Aktobe (che fantasia eh?) sono le 2.00....sono sveglio da 19 ore e ho fatto tutto quello che avete letto sopra e ancora potrei fare 3 giri dell'isolato in equilibrio sulle mani fischiando la marsigliese. Ma che ca#*o c'era nell'intruglio che mi ha dato Andrea oggi pomeriggio??


2 commenti:

  1. sempre e solo invidia....

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  2. una mamma, un'amica22 agosto 2013 16:05

    ...io non sono invidiosa...un pochino preoccupata?? Ma hai chiesto al capo un'altro mese di ferie per riposarti??? E' vero che hai il "fisico", ma tante traversie debilitano anche il più forte!! Comunque anche nel disagio trasmetti emozioni. Bravo

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