lunedì 31 luglio 2017

Benvenuti a Frittole

I 30 chilometri che dalla guesthouse di Matiev ci separano dalla frontiera kirgiza fanno di tutto per farti centrare ogni buca (cratere) presente sull’asfalto. A sinistra ghiacciai, e dietro di essi la Cina, a destra la mole imponente del picco Lenin che è distante quasi 100 chilometri ma sembra di poterlo toccare.
Pratiche doganali kirgize veloci, il solito guado color cioccolato mai brutto come quattro anni fa, le foto di rito con la statua del caprone cornuto sul passo Kyzyl Art che precede di poche centinaia di metri la frontiera tajika. Passiamo da un casotto di lamiera all’altro, da un container pieno di mosche al cassone di un camion adibito ad alloggio, da un soldato ad un altro, da una tassa ed un obolo all’altro: soldi per la disinfestazione delle moto (acqua e sapone probabilmente, spruzzati svogliatamente sulle ruote), soldi per l’uso della strada, tassa per l’accesso alla regione del Gorno Badakshan (il Pamir insomma)….insomma avete presente? CHI SIETE? COSA VOLETE? DOVE ANDATE? UN FIORINO !!
Ce la prendiamo con una calma infinita ri-familiarizzando con il paesaggio lunare, e quando mi fermo dopo un piccolo guado per fare un video a Giacomo questo arriva dopo 5 minuti buoni, guada senza arroganza e si ferma per mostrarmi il suo parabrezza al quale sono saltate per aria 4 viti in un colpo solo (grazie al tole ondulè di qualche chilometro prima). Pezzottiamo malamente con le mie tristissime fascette comprate dai cinesi sotto casa (se ne spaccano 8 su 10) e abbondante nastro americano arancione. Fatto a cazzo ovviamente, ma robusto quanto basta per affrontare i 10 km di tole ondulè brutto che precedono il passo dell’Ak Baital.
Seratona a Murghab, una delle cittadine più povere e malconce che mi sia mai capitato di incontrare nei miei viaggi, dove la corrente elettrica è razionata a zone alternate (noi siamo nella zona 19-22), e anche quando te la danno i cali di tensione fanno accendere e spegnere le lampadine. Passeggiamo nel bazar (una lunga fila di container sgarrupati in mezzo ad un piazzale polveroso) e ceniamo con mati (delle specie di pelmeni, ravioloni di carne e verdure al vapore) alle 18 nell’unico ristorantino del paese, e prima delle 22 siamo in branda.

Livin’ la vida loca.

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